Oggi si parla di reti senza fili: Wi-Max (tecnologia esistente dal2002). Questa tecnologia potrebbe rivoluzionare il modo di comunicare
ma sta diventanto (come al solito) la gallina d’oro per i soliti
operatori delle telecomunicazioni. Questa è in parole povere
l’evoluzione delle reti wireless (Wi-fi). In più, è una tecnologia che
con un costo irrisorio (intorno ai 1000 euro ogni 7850 km2)
permette di collegare ad internet qualsiasi persona munita di computer,
PDA, Smartphone e cellulare con velocità a partire da 1 Mbit/s fino a
70 Mbit/s. In questo articolo cercherò, nel limite delle mie capacità
mentali, di affrontare questo problema controverso… (Tratto da Arturu.it)
1. Che cosa è?
WiMAX
è una tecnologia di trasmissione senza fili d’accesso a banda larga, in
grado di fornire elevate prestazioni, in termini di velocità di
trasmissione di dati, a basso costo. La possibilità di essere
utilizzato su qualsiasi tipo di territorio, a prescindere dalle
caratteristiche geografiche (si possono utilizzare sistemi WiMAX, in
tutti gli ambienti, dall’urbano al rurale), rende WiMAX competitivo sul
mercato per ogni tipo di utenza (dall’azienda all’utente singolo).
WiMAX è in grado di operare sia su bande di frequenza sottoposte a
licenza (cioè porzioni dello spettro frequenziale assegnate in uso
esclusivo dalle istituzioni governative preposte a enti e aziende,
solitamente dietro compenso) che su bande "non licenziate" (cioè su
frequenze per il cui utilizzo non vi è alcun pagamento). La tecnologia
supporta velocità di trasmissione di dati condivisi fino a 70 Mbit/s in
aree metropolitane, utilizzando una tecnologia che non richiede la
visibilità ottica tra le stazioni. Secondo i proponenti di WiMAX questa
ampiezza di banda è sufficiente per supportare simultaneamente almeno
40 aziende con connettività di tipo T1 e 70 abitazioni con connettività
al livello DSL da 1 Mbit/s. (Definizione tratta da Wikipedia, per approfondire clicca qui).
2. In Italia che succede…?
Per
rendere operativa una rete WiMAX sono essenziali le frequenze radio su
cui far transitare il segnale. In Italia fino a qualche tempo fà,
queste frequenze, erano utilizzate dal Ministero della Difesa. Di
recente, il Ministero, ha migrato le comunicazioni su altre frequenze
con la seguente motivazione: un contributo all’eliminazione del DIGITAL-DIVIDE nel Bel Paese,
la creazione di un’alternativa al terrestre per quanto riguarda la
connettività, la risoluzione della copertura dell’ultimo miglio, ecc., ecc. … bla, bla, bla … e paroloni vari…
2.1 Potenzialità…
Wooow!!!
Bellissima iniziativa!!! Dunque ogni comune con 1000 euro (100 più, 100
meno) ogni 50 km può installare una bella antenna e condividere la
connessione, così facendo si riuscirebbe a coprire l’intero territorio
italiano con una bella rete pubblica. I vantaggi potrebbero essere
molteplici: connessione per tutti i computer della nazione, connessione
di tutti i dispositivi mobili. Con un solo investimento (quasi
irrisorio) si riducono di circa il 90% il costo delle connessioni ad internet e si azzerano
i costi delle telefonate sia per la Pubblica Amministrazione che per i
cittadini. Per chi non fosse a conoscenza: su qualsiasi computer
connesso ad internet si possono usare i programmi di VoIP (il più
famoso è Skype) per far transitare attraverso internet le telefonate,
la stessa cosa si può fare con un portatile, PDA e Smartphone;
ultimamente esistono alcuni cellulari (io conosco quello della Nokia
di qualche anno fa, intanto ne sono nati altri) che possono aggangiarsi
alle reti wireless e con skype installato si può chiamare gratis un
altro dispositivo connesso ad internet (in tutto il globo). C’è una
nazione vicino a noi che è riuscita a realizzare tutto questo: la
macedonia (per approfondimenti cliccare qui e qui).
2.2 Dalla fantasia alla realtà…
Ritorniamo in Italia, ops, alla realtà…
In
Italia si è deciso di dividere in territorio in grandi maxi-aree e
mettere all’asta le relative frequenze a cui si può partecipare
soltando avendo dei requisiti particolari (bando). Tutto questo procedere sembra in netto contrasto con quanto, anche a livello Comunitario, sia stato sempre espresso come diritto d’accesso alla tecnologia da parte dei cittadini, ispiratore di varie direttive EU in ambito ICT a far capo dalla nota direttiva quadro del Parlamento Europeo e del Consiglio, n. 2002/21/CE del 7 marzo 2002, che "istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica" (leggi) e ribadito nei vari titoli del capitolo "Società dell’Informazione", (leggi).
Su questa decisione hanno protestato in molti, comprese alcune provincie e comuni (come quello di genova):
Il
punto è che questa promettente tecnologia banda larga senza fili è
stata attesa per due anni, da vari soggetti, pubblici e privati; e ora
che finalmente sta per essere lanciata si scontra con le aspettative di
molti. Ognuno aveva fatto piani per utilizzarla ai propri scopi. "Noi
avremmo voluto usare il WiMax per creare una rete cittadina a Genova,
con servizi pubblici innovativi", spiega a Repubblica.it
Francesco Bollorino, consulente del Comune di Genova per il progetto
Città Digitale. Il problema? "Per realizzare il nostro sogno saremmo
costretti a concorrere con gli operatori, nell’asta prevista dal bando,
per ottenere una licenza WiMax", spiega Bollorino. "E con le risorse
finanziarie di una pubblica amministrazione è cosa molto improbabile
riuscire nell’intento. Tra l’altro non c’è nemmeno una licenza che vada
bene per noi. Le licenze all’asta sono regionali o riguardano più
regioni accorpate. Non ce ne sono per singole province".
Queste licenze fanno talmente gola che anche aziende come la rai e mediaset si accapigliano, visti i costi/profitti… Un elenco dei concorrenti si può trovare qui in pdf.
2.3 Perchè le aste per il WiMAX sono la scelta peggiore per il cittadino…?
Questa
situazione si era presentata con la tecnologia UMTS. Tutti sappiamo
come è andata a finire: una tecnologia di gran lunga superiore al GPRS
e più economica; ma quante sono le persone che la sfruttano? magari
solo per videotelefonare…
Nonostante
il fatto che le aste siano una idea palesemente sbagliata, è stata
intrapresa ugualmente questa strada per assegnare le frequenze del
Wi-MAX. Il motivo è ovvio: se si liberalizzasse l’accesso alle
frequenze del Wi-MAX, chiunque, con pochi soldi, potrebbe fare
concorrenza alle grandi aziende che operano nel settore della telefonia
e che usano lo standard UMTS. Queste aziende hanno pagato decine di
milioni di euro per avere quelle frequenze e non vogliono certo vedersi
rubare il mercato dai primi arrivati. A questo punto, è chiaro che gli
interessi di queste aziende sono palesemente in contrasto con gli
interessi della comunità e dei consumatori.
Tutte
le aziende vincitrici non avranno nessun interesse ad introdurre subito
nel mercato la nuova tecnologia, prima dovranno sfruttare l’UMTS e
l’HSPA, poi introdurranno piano piano il WiMAX a caro prezzo (dopo
averlo blindato logicamente).
Nessuno
potrà ccostruirsi la propria rete senza fili WiMAX, come oggi succede
per il wi-fi, in quanto trasmettere su quelle frequenze sarà un reato.
Nel
caso particolare del WI-MAX, non stiamo parlando di tecnologie il cui
costo in termini di infrastruttura sia molto elevato o riconducibile ad
altre tipologie di servizi mobili anche di ultima generazione, ma di
una SOLUZIONE DI INTERNETWORKING BEN DIFFERENTE, in grado di coprire
molti aspetti e molti usi rispetto alle attuali soluzioni di
connettività e servizi mobili e fissi ed il cui costo in configurazione
ad uso personale rientra nei parametri di un investimento "casalingo"
(poche centinaia di Euro), nonchè in quelli poco più elevati di
un’attività amatoriale – quale potrebbe essere quella di
un’associazione radioamatoriale – per un’installazione in grado di
servire alcune decine di utenti.
Non sembra quindi giustificato un
approccio anteponente il permesso dello sfruttamento commerciale a
vantaggio degli operatori del settore – con conseguente chiusura dello
spettro radio interessato – all’uso privato SENZA SCOPO DI LUCRO a
favore dei singoli cittadini italiani ed europei delle medesime
frequenze e tecnologie.
In tal modo si verificherebbe di fatto una
DISCRIMINAZIONE di TECNOLOGIA ai danni dei cittadini e consumatori,
poichè diverrebbe di fatto impossibile o molto difficile utilizzare il
WI-MAX in regime libero a fronte di un’assegnazione dell’intero spettro
frequenze (o della maggior parte di esso), a fini commerciali; verrebbe
cancellata quindi la possibilità per chiunque di utilizzare in maniera
AUTONOMA e LIBERA le apparecchiature STANDARD atte a realizzare le reti
in questione, il cui commercio e diffusione sono invece mondialmente
permessi (e riconosciuti anche in territorio Europeo). Una tale
DISCRIMINAZIONE TECNOLOGICA sarebbe in contrasto con i principi cardine
contenuti nell’emanazioni Comunitarie del settore "Società dell’informazione" sopracitata, cap. Verso un nuovo quadro per l’infrastruttura delle comunicazioni elettroniche, oltreché ben poco libertaria e democratica.
3. Conclusioni…
Per
concludere, come al solito non ci si capisce niente… Tutto
ingarbugliato, quando in altri stati è stato semplice senza bandi e
senza giochini politici. Comunque mi frullano in testa alcune domande:
- perché si è deciso di mettere all’asta le frequenze? Magari lo stato deve guadagnare…
- ma
non guadagnerebbe di più non pagando telefonate e la connettività?
allora deve guadagnare un privato (per logica se non guadagna lo stato
guadagna il privato)… - ma allora chi ci guadagna? bho…
- avremmo
vantaggi dal WiMAX commerciale? si, sicuramente costerà un pò meno
dell’UMTS a parità di prestazioni, un pò più caro a prestazioni
superiori, sicuramente spropositatamente più caro del costo reale (cioè
pochissimo)… - negli altri stati con il WiMAX libero, quali
sono i costi? in Macedonia si và da 15 a 19 euro mensili qualsiasi tipo
di comunicazione: fisso, cellulare o internet 24h/24h… - Ma il digital-divide? resterà sempre, non serve che il popolo comunichi altrimenti diventa troppo informato ed è un pericolo…
Ciao Saluti…
Ps. Chiunque voglia firmare la petizione si trova qui.
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